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Consorzi di tutela, la parola all’esperto

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L’economia delle zone rurali? Sono i Consorzi di tutela, in particolare quelli campanila risorsa fondamentale. Ma facciamo un po’ di chiarezza su cosa rappresentano questi organismi e, soprattutto, quali attività svolgono. Ne parliamo con Antonio Siniscalchi, dottore di ricerca in Marketing e Comunicazione che da danni si occupa, tra l’altro, di progetti di promozione del territorio oltre che di formazione.

 

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I consumatori, italiani e stranieri, sempre più spesso apprezzano i prodotti tutelati dai consorzi di tutela, specialmente in Campania. Ma perché sono nate queste associazioni?

“Si tratta innanzitutto di associazioni volontarie, senza finalità lucrative e regolamentate dall’articolo 2602 del Codice Civile. A promuoverle sono gli operatori economici coinvolti nelle singole filiere con la funzione di tutelare le produzioni agroalimentari Dop e Igp”.

Si spieghi meglio…

“Lo scopo dei consorzi di tutela è di far fronte alle criticità e ai limiti strutturali e culturali che imprese e filiere di produzione e distribuzione mostrano da sempre e, nello stesso tempo, migliorare le attività di coordinamento del sistema istituzionale nelle attività di comunicazione e valorizzazione che restano il presupposto principale per vincere la sfida dei mercati”.

Come definirebbe allora i Consorzi di tutela?

“Sono organismi composti da produttori e/o trasformatori di un determinato prodotto di qualità e si prefiggono come scopo la tutela, la promozione e la valorizzazione dei prodotti, oltre ad informare il consumatore e vigilare sulle produzioni. Altro obiettivo fondamentale è la salvaguardia del prodotto da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni ed uso improprio della denominazione. Non hanno scopo di lucro e hanno determinato negli anni il successo sul mercato delle produzioni che si avvalgono dei marchi europei, vale a dire Dop ossia Denominazione di Origine Protetta e Igp Indicazione Geografica Protetta”.

 

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Sono dunque fondamentali nello sviluppo delle economie locali…

“Certo, i consorzi sono costituiti da imprenditori con finalità prettamente di natura economica e di integrazione delle attività delle imprese consorziate, per cui perseguono obiettivi di gestione di una denominazione geografica e hanno un ruolo determinante per la crescita dei microsistemi economici territoriali sia locali che regionali e nazionali”.

In quante categorie si dividono i consorzi?

“Quelli atti alla gestione delle DOP e delle IGP si dividono in due gruppi: i consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e le strutture non riconosciute. I primi, ossia quelli che rispettano i criteri di rappresentanza e i requisiti di rappresentatività, pur rimanendo organismi privati svolgono, per incarico del ministero, funzioni di carattere pubblico nei confronti dei produttori che utilizzano la denominazione, mentre le altre strutture che agiscono solo in nome e nei confronti degli associati, sono sottoposte al controllo e al vincolo del MiPAF per le decisioni relative alla denominazione (questo perché, non avendo il riconoscimento, è possibile che tali strutture non rappresentino a tutti gli effetti la denominazione)”.

Come fanno ad ottenere il riconoscimento ministeriale?

“I consorzi devono essere rappresentativi della produzione immessa sul mercato con la denominazione e coinvolgere tutta la filiera produttiva, ammettendo nella compagine sociale oltre ai soggetti che producono il bene finito anche quelli che fanno parte del ciclo produttivo. Quest’ultimo aspetto, ossia il coinvolgimento di tutti gli operatori del ciclo produttivo e conseguentemente nella gestione della denominazione, rappresenta un elemento distintivo e un fattore chiave per lo sviluppo e il successo sul mercato italiano e straniero di queste produzioni”.

Il loro potenziale è quindi davvero enorme…

“Il potenziale è proprio il termine giusto. In termini economici il settore dei prodotti tipici ha un appeal enorme sui consumatori perché acquistare questi cibi significa guadagnarsi maggiori garanzie per la salute propria e dei propri familiari. E non dimentichiamo l’effetto traino che il comparto esercita anche su altri prodotti del made in Italy”.

 

 

Maristella Di Martino

Giornalista e scrittrice enogastronoma, sommelier e maestro assaggiatore di formaggi, è dottore di ricerca specializzato nella comunicazione enogastronomica e nel marketing territoriale (soprattutto nell'organizzazione di eventi). leggi tutto

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