Di Palo’s, prodotti italiani a New York - Pianeta Gourmet - giornale su gusto e benessere

Di Palo’s, prodotti italiani a New York

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New York. Se è vero che un sognatore è un vincitore che non si è arreso, allora Lou Di Palo ne è il prototipo. Ebbene si. Perché continua, dopo cinque generazioni, a mantenere fede al credo familiare: tramandare i valori italiani nella Grande Mela attraverso un veicolo privilegiato come solo può e sa essere il cibo. E non solo semplicemente vendendolo, ma narrandolo. Cioè facendo assaporare prima di tutto il territorio che lo esprime e poi spiegando ai suoi clienti proprietà organolettiche, abbinamenti e ricette. Quella che un tempo è nata come una latteria locale, oggi è diventata il punto di riferimento del made in Italy a New York con una clientela oramai internazionale con un negozio di alimentari, una gastro-rosticceria e un’enoteca molto fornita.

 

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Nonna Concetta, la pioniera

A tracciare il percorso da seguire, nel 1925, è stata lei con il marito Luigi. Temperamento forte e idee molto chiare su come indirizzare gli avventori che fanno tappa nella sua gastronomia su Grand Street ad angolo con la Mott, proprio a due passi dal bakery e cafè Ferrara (altro grande baluardo dell’italianità a Manhattan), il suo punto di forza è da sempre stato il rapporto diretto con gli acquirenti tanto da trasformare il bancone in una sorta di tavola imbandita dove chiacchierare e condividere con chi sta dall’altra parte sapori e saperi di quell’arte, tutta italiana, del buon vivere e del ben mangiare. E per noi diventa un rituale andare a fargli visita.

 

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La bottega

Apriamo la porta e siamo praticamente a casa. L’atmosfera è quella di un tempo, con un’abbondanza di prodotti che sa dei paesi dell’entroterra del nostro sud, prosciutti appesi in ogni angolo della bottega, primi e secondi di produzione propria in un pulitissimo banco a vista, aceti, olii, pasta, biscotti e caffè sugli scaffali. Abbiamo volato per ore e solcato l’oceano in lungo e largo, eppure i profumi e i gusti sono quelli che ben conosciamo e di cui restiamo orgogliosi, entrambi in religioso silenzio, fin dal nostro primo incrocio di sguardi con Lou. Basta un rapido saluto mattutino per darci appuntamento al pomeriggio (non) sperando di trovarlo più libero.

Prosciutto e parmigiano, la nostra colazione a New York

Assaggiare un po’ di bontà italiane e soprattutto una fettina di quella mozzarella prodotta nel piccolo caseificio (allestito da sempre alle spalle del punto vendita) è un piacere a cui non osiamo neppure pensare di sottrarci.

 

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Solo il meglio dall’Italia

Lo osserviamo curiosi e soddisfatti mentre incanta gli avventori con i racconti dei viaggi in Italia, organizzati per approvvigionarsi dei prodotti che poi commercializzano. Bandito l’acquisto da catalogo, quindi, si va direttamente nei luoghi di produzione per scegliere, trovare ed offrire il meglio del meglio su scaffali e banconi della propria bottega. La parola d’ordine, quindi, è qualità, anzi altissima qualità.

Il libro per narrare la sua passione

Proprio con l’obiettivo di educare al buon cibo italiano, Lou ha voluto mettere per iscritto la sua conoscenza e la passione che anima anche la sesta generazione dei Di Palo, oggi rappresentata dai figli, Sam e Caelin, proprietari, a ridosso della storica gastronomia di famiglia, di una graziosa e fornitissima enoteca. Il libro scritto insieme alla giornalista Rachel Warton, Guide to the essential foods of Italy, va proprio in questa direzione e delinea le memorie della cucina italiana, con i prodotti regionali e le ricette tradizionali per comunicare la grande lezione dei nostri avi in campagna prima e tra i fornelli poi.

 

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Il nostro incontro con Lou

Ci accoglie a braccia aperte nel suo regno. In un americano che sa tanto di italiano, ci confida la sua continua ricerca di alimenti tipici. Ci si illuminano gli occhi a sentirlo chiacchierare degli avi, del loro coraggio e della loro caparbietà. Parlare della festa di san Gennaro, poi, è un argomento che lo riempie di gioia: dura 11 giorni e non è una semplice ricorrenza religiosa ma un autentico inno alla cultura italiana, scandita da salsiccia con peperoni, pasta con il sugo e le immancabili zeppole di san Giuseppe.

Vip e non solo…

Non c’è personaggio del mondo del cinema o dello spettacolo che non vi abbia fatto tappa. Tra tutti, di sicuro un abitué è Martin Scorsese che lo ha eletto scrigno personale dei formaggi italiani tuttora prediletti anche perché ricorda, non senza un pizzico di nostalgia, l’odore del latte che da piccolo andava a comprare insieme alla nonna. E che dire delle briose visite del celebre chef Daniel Boulud che, prima di tornare in Francia, non manca di acquistare del parmigiano da portare al papà. Insomma qui c’è di certo un pezzo fondamentale della storia dell’emigrazione dei nostri connazionali a New York, simbolo indiscusso della resistenza gastro-culinaria italiana nella Little Italy, oggi progressivamente inghiottita dall’avanzata di Chinatown.

La storia della gastronomia

L’avventura inizia nel 1903 con il bisnonno Savino che lascia la sua amata Lucania per sbarcare a New York. Ed oggi al fianco di Lou ci sono il fratello Salvatore e la sorella Marie che insieme hanno raccolto il timone dell’azienda, ereditato dalla nonna prima e dal padre poi. La loro specialità era ed è il fine food ed in particolare le produzioni di eccellenza realizzate dalle piccole aziende artigianali.

 

 

Maristella Di Martino

Giornalista e scrittrice enogastronoma, sommelier e maestro assaggiatore di formaggi, è dottore di ricerca specializzato nella comunicazione enogastronomica e nel marketing territoriale (soprattutto nell'organizzazione di eventi). leggi tutto

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