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Falso made in Italy, “vale” 100 miliardi

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Il falso made in Italy negli ultimi 10 anni è aumentato del 70% e all’estero più di 2 prodotti su 3 sono taroccati. E le imitazioni dei prodotti italiani nel mondo si ripercuotono negativamente su aziende e livelli occupazionali.

 

di Ernesto Pappalardo

 

parmigiano

 

 

Le cifre sono più che eloquenti. “Sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano l’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale”. E’ questo lo scenario che emerge dallo studio della Coldiretti illustrato in occasione della presentazione delle nuove norme sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti approvate con la legge n.12 dell’11 febbraio 2019 sulle semplificazioni. “A far esplodere il falso – evidenzia in una nota la Coldiretti – è stata paradossalmente la fame di Italia all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost, ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella Casa Italia; dall’insalata Buona Italia alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin”. “A preoccupare – sostiene sempre la nota della Coldiretti – è anche la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) che per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan”.

 

vino_bianco

 

I risultati della pirateria internazionale

Il risultato è che il tasso di crescita delle esportazioni agroalimentari Made in Italy – il cui valore nel 2018 è stato pari a 41,8 miliardi – si è notevolmente ridotto attestandosi all’1,8% , “circa ¼ di quello del 2017 quando si è registrato un aumento del 7%”.

 

Tutti i prodotti colpiti dalle “imitazioni”

L’italian sounding è “un fenomeno che – sottolinea la Coldiretti – colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche olio extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti. In realtà a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore e gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti”. “Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono invece – conclude la Coldiretti – solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi”.

 

Il commento del presidente della Coldiretti Prandini

“In altre parole all’estero – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – più di due prodotti di tipo italiano su tre sono falsi. Un maggiore rigore a livello nazionale con le nuove norme sull’etichettatura di origine Made in Italy degli alimenti è importante per acquisire maggiore credibilità nei negoziati internazionali e battere il cosiddetto Italian sounding”.

 

(Fonte: coldiretti.it/ 24.02.2019)

Maristella Di Martino

Giornalista e scrittrice enogastronoma, sommelier e maestro assaggiatore di formaggi, è dottore di ricerca specializzato nella comunicazione enogastronomica e nel marketing territoriale (soprattutto nell'organizzazione di eventi). leggi tutto

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