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Gardeniser, ed ecco l’orto in città

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di Daniela Pastore

 

Gardeniser ovvero come sviluppare un orto in città. Ci viene in aiuto proprio lui. Il gardeniser. È un green job e crea orti urbani condivisi. Che sono aree verdi, terreni o spazi pubblici e privati utilizzati da una comunità di persone che ha il permesso di coltivarli.

 

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A condividere un orto e la passione per l’agricoltura spesso sono intere famiglie, amici, gruppi eterogenei di adulti, anziani e bambini che vivono nelle stesso quartiere o città e che trascorrono buona parte del tempo libero occupandosi della terra “scelta”. Non è detto che ne siano di fatto i proprietari. In alcuni casi pagano un piccolo affitto, in altri non sostengono alcuna spesa poiché garantiscono il decoro e la manutenzione ordinaria dell’area. Questa esperienza, in ogni caso, rappresenta una bella occasione di scambio culturale, aggregazione sociale e interazione e svago psico-fisico per chi trascorre molte ore di lavoro in ufficio, magari davanti ad un computer per diverse ore al giorno e si rivela un ottimo rimedio anti-stress poiché recupera il contatto con la natura e favorisce lo svolgimento di un’attività gratificante all’aria aperta.

 

Cosa fa il gardeniser

In questo contesto si colloca il gardeniser, a metà tra il giardiniere ed organizzatore di realtà collettive che coordina ed aiuta nelle diverse esigenze e problematiche le attività degli ortisti esperti e meno esperti che si impegnano nella gestione di un bene comune. Già in molte città è presente questa figura che aiuta volenterosi cittadini a sperimentare sul campo come si bonificano aree abbandonate, li sensibilizza al consumo critico e all’agricoltura senza pesticidi ed insieme creano bellezza e rispetto della natura. Un vero e proprio facilitatore del processo di governance decentrata e per diventarlo sono stati attivati corsi di formazione ad hoc rivolti a molteplici target di riferimento: singoli cittadini impegnati a vario titolo negli orti urbani condivisi, insegnanti che portano avanti o vorrebbero proporre orti didattici nelle loro scuole, animatori e educatori interessati all’orto come strumento di apprendimento esperienziale, operatori sociali e socio-sanitari che guardano a questo come strumento di integrazione e emancipazione, e ancora operatori che lavorano nel campo della riabilitazione e del re-inserimento di soggetti a rischio marginalizzazione e vorrebbero approfondire i benefici e gli effetti positivi sulla salute dell’orto-terapia.

 

Maristella Di Martino

Giornalista e scrittrice enogastronoma, sommelier e maestro assaggiatore di formaggi, è dottore di ricerca specializzato nella comunicazione enogastronomica e nel marketing territoriale (soprattutto nell'organizzazione di eventi). leggi tutto

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