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Pascale (Slow Food): “Più etica nel cibo”

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Non ci sentiamo da molto ma quando c’è il tempo di scambiare qualche opinione Nino Pascale è sempre pronto ad approfondire. E ovviamente si parla dei temi caldi dell’agricoltura e dell’ambiente e dello Slow Food Day che si celebra l’8 aprile nelle piazze della penisola. Beneventano di origine, il presidente nazionale di Slow Food Italia ha una lunghissima militanza nell’associazione che da decenni è attiva sul territorio nazionale e all’estero per sensibilizzare non solo gli appassionati del gusto ma soprattutto i cittadini sui concetti di “buono, giusto e pulito” per il diritto di tutti ad un’alimentazione gustosa ma di qualità perché frutto di un ecosistema sano dove gli operatori si comportano correttamente.

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Lontano dal voler farsi portavoce di una battaglia ideologica, Nino Pascale è preciso e puntuale nel chiarire quanto afferma. “Chi produce ha responsabilità enormi e non solo su ciò che mette sul mercato – dice – L’etica viene prima di tutto in agricoltura e nell’intera filiera agroalimentare. Il rispetto della legalità è un principio fondamentale ma non è più sufficiente: vogliamo invece filiere eque e giuste visto che tanti osservano norme ma i loro comportamenti non sono corretti”.

 

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Gli chiedo chiarimenti su questo concetto. “Rispettare le leggi non basta – spiega – bisogna mettere in campo pratiche virtuose e mi riferisco non solo ai piccoli produttori quanto soprattutto alle multinazionali. I primi – continua il presidente nazionale di Slow Food - hanno meno strumenti per violare, sono più ligi alle regole e spesso hanno difficoltà ad investire in marketing e comunicazione, attività di solito più facili per i grandi. Se uno di questi ultimi sbaglia facilmente si rimette in carreggiata investendo in immagine”.

Le filiere alimentari, del resto, sono catene di aziende che mettono in campo troppo spesso atteggiamenti discutibili. “Talvolta per risparmiare sui costi di produzione si fanno danni all’ambiente o alla salute dei consumatori – sostiene Nino Pascale – si riduce la frutta fresca nella produzione dei succhi usando più zucchero o si usa l’olio di palma in quantità eccessive. Non voglio criminalizzare nessuno ma dobbiamo invertire la rotta”.

 

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Cosa fare allora per interrompere questo circolo vizioso e tutelarci?

“Possiamo e dobbiamo essere più consapevoli – aggiunge – pretendendo maggiori attenzioni quando si propongono le leggi dal momento che molte norme sono spinte dai colossi e naturalmente più trasparenza nel mondo del cibo. Solo così avremo un mondo migliore”.

 

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Si riparte allora dallo Slow Food Day: appuntamento l’8 aprile prossimo in giro per l’Italia. “Scenderemo ancora una volta nelle piazze per presentare i nostri progetti, lavoriamo instancabilmente per ottenere sistemi alimentari puliti e trasparenti e lo facciamo anche attraverso i Presidi Slow Food che tutelano produzioni particolarmente significative del nostro paese per la qualità che esprimono. Andiamo verso la gente con lo scopo di sensibilizzare tutti su ciò che vale la pena preservare, il nostro universo”.

Maristella Di Martino

Giornalista e scrittrice enogastronoma, sommelier e maestro assaggiatore di formaggi, è dottore di ricerca specializzato nella comunicazione enogastronomica e nel marketing territoriale (soprattutto nell'organizzazione di eventi). leggi tutto

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